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I Proverbi Regionali

Proverbi VenetiRegione Veneto

  • A l'amigo pela el figo, al nemigo el pérsego All'amico pela il fico e al nemico la pesca
  • A lavar la testa a l'aseno, se perde aqua e anca saon. / A lavar la testa al molton, se perde aqua e anca saonA lavar la testa all'asino (al montone) si perde acqua e sapone.
  • Amor de fradei, amor de cortei . Amore tra fratelli è amore di coltelli.
  • A magnar massa puina, tanto no se camina. Mangiando troppa ricotta non si cammina.
  • A la candelora de l'inverno semo fora, ma se tira piova e vento en te l'inverno semo dentro ancora. Alla Candelora (corrisponde al 2 febbraio) finisce l'inverno, ma se piove o c'e' vento l'inverno durera' piu' a lungo.
  • Anguria e molon tutto par la so stajon.  Anguria e melone tutto per la sua stagione.
  • Anara lessa e bigolo tondo, a la sera contenta el mondo. Anitra lessa e spaghetti, alla sera rendono felice .
  • A oselo ingordo ghe crepa el gosso. all'uccello ingordo si rompe la gola.
  • A pianto de dona e a sudor de cavalo, badaghe poco. Al pianto delle donne e al sudore del cavallo non si deve badare molto'
  • Aqua turbia no la spécia. L'acqua sporca non riflette
  • A Santa Lussia el fredo strussia.  A Santa Lucia il freddo si fa avvolgente
  • A ridare de venere, se pianse de domenega.  A ridere di venerdi, si rischia di piangere di domenica.
  • A tola e in leto no se porta rispeto. A tavola e a letto non si fanno complimenti
  • A on scalin a la volta se fa la scala.  Un scalino alla volta e si sale la scala.
  • Batar le nose, tendere le tose, spalar la neve e copar la gente xe laori che no serve a gnente. Tirar giù le noci dall'albero, far la guardia alle ragazze, spalare la neve e uccidere la gente sono lavori che non servono a nulla.
  • Bele da xovene, sbeteghe da vece. Belle da giovini, bisbetiche da vecchie.
  • Bona gente e tenporai, dai monti no vien mai. Buona gente e temporali, dalle   montagne   non arrivano.
  • Bon vin fa bon sangue. Il vino buono fa bene al sangue (si intende anche l'umore)
  • Bruti in fasse, bei in strasse. Brutti appena nati, belli da grandi.
  • Butar l'è parente de pianzar. Buttare è parente del piangere.
  • Carta canta, vilan dorme. Quel che è scritto è quel che vale, mentre il contadino (che normalmente non sapeva scrivere) dorme.
  • Carta in tola, no se discola. La carta da gioco quando tocca il tavolo, non si toglie.
  • Caval che vinse, no se canbia. Cavallo vincente non si cambia.
  • Chi cambia munaro cambia ladro. Chi cambia mugnaio cambia ladro.
  • Chi varda la luna casca nel fosso. Chi guarda la   luna   cade nel fosso.
  • Ci mal capise, pezo risponde. Chi mal capisce, peggio risponde.
  • Ci more el mondo lassa, ci resta se la spassa. Chi muore lascia l'eredità, chi resta se la spassa.
  • Ci nasse aseno non more mia caval. Chi nasce asino non muore cavallo.
  • Ci nasse sfortunà ghe pioe sul cul anca a star sentà. Chi è sfortunato, gli piove sul culo anche da seduto.
  • Chi no pissa in compagnia, xè on ladro o l'xè na spia. Chi non fa pipì (NDR c'è anche la versione più pudica del chi non mangia) con gli altri o è un ladro o è una spia.
  • Chi desfa bosco e pra', se fa dano non lo sa. Chi rovina il bosco o il prato, non sa se sta facendo danni.
  • Chi no se contenta de l'onesto, perde el manego e anca el sèsto. Chi non si accontenta del giusto perde il manico e anche il cesto.
  • Ci semena vento, cata sù tempesta. Chi semina vento raccoglie tempesta.
  • Chi pissa contro vento, el se bagna le braghe. Chi fa pipì controvento, si bagna i pantaloni.
  • Chi rompe el vecio paga el novo. Chi rompe il vecchio ripaga con il nuovo.
  • Chi va all'osteria perde el posto o la partìa. Chi va al bar perde il posto o la partita.
  • Chi vive sperando, more cagando. Chi vive nella speranza muore "nella merda".
  • Co el cavejo tira al bianchin lassa la dona e tiente el bon vin. Quando i capelli cominciano a imbiancare, lascia la donna e datti al vino.
  • Co i nasse i xé tuti bei, co i se sposa i xé tutti siori, co i more i xé tuti santi.   Quando nascono sono tutti belli, quando si sposano sono tutti ricchi, e quando muoiono sono tutti santi.
  • Co l'aqua toca al culo, s'impara a noare. Quando l'acqua tocca il sedere, si impara a nuotare.
  • Come ai mussi a piova. Come la pioggia agli asini. (NDR agli asini la pioggia non fa nulla in particolare).
  • Da cavalo e da mulo sta tre passi lontan dal culo. Dal cavallo e dal mulo, stai tre passi di distanza.
  • Dai venti ai trenta el va ch'el spaventa, dai trenta ai quaranta qualche volta el se incanta; dai quaranta in su el vien co'l vol lu.  Dai venti ai trenta va che spaventa, dai trenta ai quaranta qualche volta si inceppa: dai quaranta in poi viene quando decide lui.
  • Da quei segna' da Dio staghe sinque passi indrio, e dal soto ... oto.  Dalle persone segnate da Dio stai cinque passi dietro, e dallo zoppo stai a otto.
  • De fine aprile, voja o no voja, i alberi ga la foja. Dalla fine aprile, che si voglia o no, gli alberi hanno le foglie.
  • De vènere e de marte, no se sposa, no se parte e non se inissia l'arte. Di venerdi' e di martedi' non ci si sposa, non si parte e non si da inizio alle cose.
  • Dise la tera a l'omo, quando son bagna' lasseme stare che son mala'. Dice la terra all'uomo, quando son bagnata lasciami stare che sono ammalata.
  • Do femene e na séola fa un marcà". Due donne e una cipolla fanno un mercato.
  • Done e bacalà mai pestà assà. Donne e baccalà non sono mai battute abbastanza.
  • Done e scale, mai voltarghe le spale . Donne e scale, mai girargli le spalle.
  • Dio te lassa far, ma no strafar. Dio ti lascia fare ma non strafare.
  • Doe se magna in tri, se magna anca in quatro. Dove si mangia in tre, si mangia anche in quattro.
  • Dopo la cinquantina prega Dio Che vegna matina.  Dopo la cinquantina prego Dio che venga mattina.
  • Dove el cor tira, le gambe porta. Dove tira il cuore, le gambe ti portano.
  • El capel del prete el ga tre punte: una a levante, una a ponente, e l'altra per ciavar la pora gente. Il cappello del prete ha tre punte, una a Est, una a Ovest e l'altra per fregare la gente povera.
  • El contadin che vende luame, compra peoci.   Il contadino che vende letame, compera pidocchi.
  • El diavolo no'l vol scoltar quiàbita. Il diavolo non vuole ascoltare esorcismi.
  • El male vien a stari e el va a onse. Il male arriva a stari (unità di misura per i cereali indica una grossa quantità) e se ne va a once.
  • El savio no sa gnente, l'inteligente sa poco, l'ignorante sa tanto, el mona sa tuto! Il saggio non   sa   niente, l'intelligente sa poco, l'ignorante sa tanto, l'imbecille sa tutto.
  • El sol de inverno l'è come la bela siera dei veci. Il   sole   d'inverno è come i bei visi (di colorito sereno) delle persone anziane.
  • El can de tanti paroni el more de fame. Il cane che ha tanti   padroni   muore di fame.
  • Fa de pi el prete e la perpetua, che el prete da solo. Fan di più il   prete   e la perpetua che il prete da solo.
  • Fa pi bacan, el caro vojo de quelo pien. Fa piu' rumore un carro vuoto che quello pieno.
  • Fin a la bara, se impara. Si possono imparare cose nuove, fino all'ultimo giorno.
  • Fare e disfare xe tuto on laorare. Fare e disfare e' tutto un lavorare.
  • Finché l'alto se china, el basso liga la fasina. Mentre l'alto   [di statura]   si china, il basso lega la fascina.
  • Fra le piegore, ale volte, sta' sconto el lupo.  Tra le pecore, a volte si nasconde il lupo.
  • Grazie, prego; del to grazie me ne frego. Mi dela to malcreanza me grato la me pansa. Grazie, prego; del tuo grazie me ne frego. Io della tua malcreanza mi gratto la mia pancia.
  • Gnente fa ben par i oci. Niente fa bene per gli occhi.
  • I butini sensa denti, i gà fredo de tuti i tenpi. I bambini senza denti   [ancora piccoli] , hanno sempre freddo.
  • I Dotori i vive con la carne malà; i avocati co la carne rabià; i preti co la carne morta. I Dottori vivono delle persone ammalate, gli avvocati delle persone arrabbiate e i preti di quelle morte.
  • In casa de galantomeni prima le done e dopi i omeni. In casa di gente per bene prima le donne e dopo gli uomini.
  • I omeni i xe come i cöpi, i sè dàa da bevare l'un con l'altro. Gli uomini sono come le tegole, si danno da bere l'un con l'altro.
  • I omeni par la parola, e i aseni per la cabesa. Gli uomini   [si prendono]   per la parola, gli asini per la cavezza .
  • I proverbi i xe la sapienza de l'omo. I proverbi sono la sapienza dell'uomo.
  • I salgári no fa pèri festari. I Salici non fanno pere (una qualita' locale).
  • I schéi dei poareti e le bale dei can le xè le robe pì in vista.  I soldi dei poveri e le palle dei cani sono le cose più in vista.
  • I sordi i xe sospetosi e i orbi i se permalosi spece se i xe morosi.  I sordi sono sospettosi, e gli ipovedenti sono permalosi specie se sono fidanzati.
  • I nespoli i se magna co i xe nissi.  Le nespole si mangiano quando sono mature.
  • I ultimi sarà i primi... se i primi i gà creansa. Gli ultimi saranno i primi, .... se i primi hanno buona educazione.
  • L'altessa l'è sa mesa belessa. L'altezza è metà   bellezza .
  • L'aqua smarsisse i pali.  L'acqua marcisce i pali.
  • La boca non l'è straca se non la sa de vaca. Il pasto dovrebbe finire con un pezzetto di formaggio.
  • La luna l'è busiara: quando l'è a forma de di la crese, quando l'è a forma de ci la decrese. La luna è bugiarda: quando è a forma di 'D' cresce, quando è a forma di 'C' decresce.
  • La palestra non l'è mia come la strada. La palestra non è come la strada.
  • La prima galina che canta la ga fato l'ovo. La prima gallina che canta ha fatto l'uovo.
  • La prima piova d'agosto rinfresca el bosco. La prima pioggia d'agosto rinfresca il bosco.
  • La rason la xe dei mussi.  La ragione e degli asini.
  • Le bronse querte xe quele che scota de piu'. Le braci coperte (sotto la cenere) sono quelle che scottano di piu' .
  • Le ciese le xe fate: co le ciacole dei siöri, co le besteme dei murari e co i schei dei poareti.  Le chiese sono fatte: con le chiacchiere dei ricchi, con le bestemmie dei muratori e con i soldi dei poveri.
  • L'erba miseria, dove che la va la taca.  L'erba miseria dova va, attacca.
  • L'epifania vol dire che le feste le va via. L'epifania vuol dire che sono finite le feste.
  • Le vacche pissa, i manzi sbrissia, e i bo veci tira. Le vacche pisciano, i manzi scivolano, e i vecchi buoi tirano.
  • L'ista' de San Martin, dura tre di' e on pochetin. L'estate di San Martino dura tre giorni e poco ancora.
  • Lodate cesto, che te ghe un bel manego. Lodati cesto, che hai pur sempre un bel manico . ( Detto a chi pecca di presunzione).
  • L'anguria la xe come la mojer: te te acorxi che la xe bona solo dopo che te la ghe verta.  L'anguria e' come la moglie: sai che e' buona solo dopo che l'hai aperta.
  • Marso suto e april bagnà fa tanto ben al semená. Marzo asciutto e aprile bagnato fa molto bene alla semina.
  • Massa fiori sul pomaro, s'in maura solo un paro. Troppi fiori sul melo, se ne maturano solo un paio.
  • Mejo fidarse de na dona, che de un omo sensa peli. Meglio fidarsi di una donna, che di un uomo senza peli.
  • Mejo frustar le scarpe pitosto dei nisoli.  Meglio logarare le scarpe che le lenzuola.
  • Minestra riscalda' la par de bojo e la xe giassá.  Minestra riscaldata, sembra bollente ma é ghiacciata.
  • Morte de can, salute de pegora. Morte di cane, salute di   pecora.
  • Montagna scura piova sicura. Montagna scura pioggia sicura.
  • Morto on papa, i gh'in fa n'altro. Morto un Papa, ne fanno un altro.
  • Na dona butà e un palo in pìe tien su qualunque peso. Una donna stesa, e un palo in piedi, reggono qualsiasi peso.
  • Na sësta dura tre ani, on can dura tre sëste, on cavalo dura tre can e on omo dura tra cavai. Una cesta dura tre anni, un cane dura tre ceste, un cavallo dura tre cani, e un uomo dura tre cavalli.
  • Na società se fa in numero dispari, tre iè massa. Le società si fanno con un numero   [di soci ]   dispari, in tre si è troppi.
  • Ndando in xo ogni santo juta. Quando si va giu' per la china ogni Santo puo' aiutare.
  • Nel sbrissiar no ghe xe ritegno. Nello scivolare non c'e' ritegno.
  • Nel grande ghe sta el poco e anca el tanto. Nel grande ci sta il poco ed anche il tanto.
  • Neve marsolina dura da sera a la matina.  Neve di marzo dura dalla sera alla mattina.
  • No ghe né re né papa, che no la fasa. Non c'è né re né papa, che non la faccia   [che non vada di corpo] .
  • No ghe sponsar che straca. Non c'è riposare che stanchi.
  • Non se ghe dise binda a na vaca, se no la ga almanco na maceta. Non si chiama una mucca maculata, se non ha almeno una piccola macchia.
  • No se dise vaca mora, se non la gà almanco un pel. Non si dice mucca nera, se non ha almeno un pelo   [nero] .
  • Non se pol indrissarghe le gambe ai can. Non si puó raddrizzare le gambe ai cani.
  • Non son mia nato imparato, però imparo in pressia. Non posso sapere tutto, però imparo in fretta .
  • No la dura da Natale a San Stefano. Non dura da Natale a Santo Stefano.
  • Ogni giorno nasse on cuco, beati chi se lo cuca. Ogni giorno nasce uno sciocco, beato che se lo prende.
  • Ogni putin el riva col so fagotin. Ogni bambino arriva con il suo fagottino.
  • Ora che l'aqua la suga el fien, uno de montagna el fa del ben. Un montanaro farà del bene quando l'acqua asciugherà il fieno.
  • O magnar sta minestra o saltar da la finestra. Si mangia la minestra o si puo uscire dalla finestra.
  • On colpo core el can, on colpo core el lievore.  Una volta corre il cane e una volta la lepre.
  • Chi in parentela non furiga in paradiso non rosega. Chi non ha tresche con parenti in paradiso non mangia.
  • Pan e nose magnar de spose.  Pane e noci mangiare di donne.
  • Pan roverso su la tola ciama carestia. Il pane girato a rovescio in tavola porta carestia.
  • Pàpa e persegari no i pol durare pi de venti ani.  I papi e i peschi non possono durare piu' di vent'anni.
  • Par arare ghe vole do esse: suto e sötto. Per arare ci vogliono due esse: asciutto sotto.
  • Par farghela a on furbo, ghe vole on furbo e meso. Per freghare un furbo ci vuole un furbo e mezzo.
  • Par la compagnia se ga sposá anche on frate. Per la compagnia si e' sposato anche un frate.
  • Par le vedove qualunque omo es xé belo. Per una vedova qualunque uomo e' bello.
  • Par negarse se va nel mar. Per annegare si va in mare . Invito a scegliere la persona specializzata.
  • Par no farse comandare el tempo xé restà da maridare. Per non farsi comandare il tempo non si e' mai sposato.
  • Par star ben no bisogna aver bisogni. Per stare bene non bisogna avere bisogni.
  • Pecà confessà, mèso perdonà. Peccato confessato, mezzo perdonato.
  • Per pagar e morir, ghè senpre tempo. Per pagare e per morire c'è sempre tempo.
  • Pèso el tacon del sbrego. peggio il rattoppo che la rottura.
  • Pignatin picenin, poche pape ghe stà. In una piccola pignatta ci sta poca pappa.
  • Pitosto de pèso, mario vecio. Piuttosto di peggio, marito vecchio.
  • Pitosto de gnente, mejo pitosto.  Piuttosto di niente, meglio piuttosto.
  • Pitosto de laorar de gusto, l'è mejo magnar sforsai. Piuttosto di lavorare volentieri è meglio mangiare sforzandosi.
  • Pitosto de un funeral col sol, l'è mejo un matrimonio co l'aqua. Piuttosto di un funerale con il   sole , è meglio un matrimonio con l' acqua .
  • Quatro done e un oco le fa un marcà. Quattro donne ed un' oca   fanno un mercato.
  • Quando che la merda monta in scagno, se non la spussa la fa sempre danno. Quando la merda (intesa come ambizione) sale, se non puzza fa danno.
  • Quando ch'el caso xè disperà, ricordate che la Providenza la xé vissina. Quando il caso e' disperato ricordati che la provvidenza e' vicina.
  • Quando ch'el corpo se frusta, l'anima se giusta. Quando il corpo invecchia, l'anima si aggiusta.
  • Quando Marana la ga el capelo, vendi la vaca e compra l'ombrelo. Quando Marana (una cima in provincia di Vicenza) ha la neve, vendi la vacca e acquista l'ombrello.
  • Quando l'è finio el vin, va ben anca l'aqua. Quando è finito il   vino   va bene anche l'acqua.
  • Quel che no strangola ingrassa. Quello che non fa ci fa strangolare, ci ingrassa.
  • Rossa de bel pel, sento diavoli per cavel. Bella con i capelli rossi, cento diavoli per capello.
  • Rosso de sera bon tenpo se spera. Rosso si sera, bel tempo si spera.
  • Recoaro, Valdagno e Schio xe l'orinal de Dio. Recoaro, Valdagno e Schio sono il pisciatoio di Dio.
  • Sagra vien na volta l'ano. La festa del patrono è solo una volta l'anno.
  • San Martin pelarin, san'Andrea se ghen fusse ne pelaria. S. Martino   [11 novembre]   pelarino, Sant'Andrea   [30 novembre] , se ce ne fossero   [foglie sugli alberi]   ne pelerebbe .
  • San Bastian con la viola in man. San Sebastiano con la viola in mano.
  • Santa Bibiana, quaranta dì e na stimana. Da Santa Bibiana, quaranta giorni e una settimana.   (Riferito al clima)
  • Sant'Agnese l'isarda la va par siese. Sant'Agnese la lucertola va per siepi.
  • Sasso tirà no torna indrìo. Sasso lanciato non torna indietro.
  • Scarpa larga e goto pien el fa a l'omo tanto ben. Scarpa larga e bicchiere pieno fa molto bene all'uomo.
  • Scarpe e capelo, gnanca de to fradelo. Scarpe e cappello, nemmeno di tuo fratello. (  Invito a non riutilizzare questi capi di abbigliamento).
  • Schei de vilan e balote de can i xe sempre in mostra.  I soldi dei poveri e le palle dei cani sono sempre in mostra.
  • Se a Marso no còdega, a Majo no se sega.  Se a marzo l'erba non prende, a maggio non si puo fare fieno.
  • Se el fogo rüsa le xe visite. Se il fuoco crepita, arrivano visite.
  • Se fiscia na recia i xé tre B : bessi o bote o basi. Se fischiano le orecchie sono le tre b: soldi botte o baci.
  • Se i aseni i gavesse le ale, i te daria da magnar con la fionda. Se gli asini volassero, a te darebbero da mangiare con la fionda .
  • Se laora par vivar, non se vive par laorar. Si lavora per vivere, non si vive per lavorare.
  • Se man de ladro no prende, canton de casa rende. Se la mano del ladro non prende, l'angolo di casa restituisce. Riferito a cosa smarrita: si ritrova solo se non è stata rubata.
  • Se nevega su la foja, te cava la voja.
  • Se nevega su la foja, l'inverno perde la voja. Se nevica sulla foglia, te ne togli la voglia   [di neve] .
  • Se no la vien dal core, fa de manco de cantare. Se non viene dal cuore, fa a meno di cantare.
  • Sensa fadighe vien fora ortighe. Senza fatiche, escono le ortiche.
  • Se piove a la Senza, se perde la semenza.  Se piove alla domenica dell' Ascensione, si perdono le sementi.
  • Se ride su le Palme, Pianxe sui Övi; se pianxe su le Palme, ride sui Övi.  Se fa bello alle Palme, piove il giorno di Pasqua (Uova), se Piove sulle Palme fa bello a Pasqua.
  • Se se va al molin, se se infarina. Se si va al   mulino , ci si infarina.
  • Sole de vëro e aria de fessura porta l'omo a la sepoltura. Prendere il sole attraverso il vetro, e l'aria dalle fessure fa morire l'uomo.
  • Soto le strasse onte, palanche pronte. Sotto i vestiti sporchi, ci sono soldi contanti.
  • Spurgo de pele, sanità de buele.  Pelle con i brufoli sono le budella che si ripuliscono.
  • Stà mejo on sorxe in boca al gato, che on cristian in man de n'avocato. Stà meglio un topo in bocca al gatto, che un cristiano in mano ad un avvocato.
  • Tacai a un ciodo ma vivi.  Per poco ma vivi.
  • Tanto fien poca polenta. Tanto fieno poca polenta.
  • Tegner dal canolin e spander dal cocon no xè risparmiar. (Si riferisce ai due fori che ci sono in una botte)Tenere dalla piccola spina della botte, e perdere dal tappo della botte non e' risparmiar.
  • Tenpo, cul e siori, i fa quel che i vol lori. Il tempo, il deretano ed i signori   [i ricchi] , fanno quel che vogliono .
  • Tenpo e paja e maùra anca le nespole.  Tempo e paglia e maturano anche le nespole.
  • Tenti che chi spua sempre miel el tien sconto el fiel.  Attenti a chi é sputa miele, perché tiene nascosto il fiele.
  • Terra bagná, no se vanga perché la xe malá. Terra bagnata, non si vanga perché é ammalata.
  • Tira più un pel de figa che cento bò.  Tira piú un pelo di donna, che cento buoi.
  • Tosse, amore e pansa no la sconde gnanca la creansa. Tosse, amore e pancia non si nasconde neanche con il rispetto.
  • Trombità de culo sanità de corpo. Flatulenza, corpo sano.
  • Trotto de musso dura poco. Il trotto dell'asino dura poco.
  • Tuti no pol scoltar la messa tacà al prete. Non tutti possono ascoltare la messa vicino al prete.
  • Un monte e na val, fa un gualivo. (Variante:   Un alto e un basso fa un gualivo .) / •  (Oppure: ' Na mota e 'na busa fa un gualivo .) Un dosso e una buca, fanno una strada piana.
  • Vardate da le sfrese, da l'omo che parla sotovose, de la xente che no beve vin e da la femena che no ghe piase ... el codessin.  Guardatevi dalle fessure, dall'uomo che parla sottovoce, dalla gente che non beve vino e dalla donna a cui non piace .. il cotechino.
  • Vendar el sol par conprar petrolio. Vendere il sole per comprar petrolio   [da lanterna] .
  • Viagiar descanta ma chi parte mona torna mona. Viaggiare rende svegli ma chi parte stupido torna stupido.
  • Xe el soco vecio che tien xo el fogo. E' il ceppo vecchio che fa brace.
  • Xe la rösa che para i mulini. E' la roggia che fa girare i mulini.
  • Xe mejo on mocolo impissà che na candela stuà. E meglio un mozzicone di candela accesa che una candela spenta